I racconti dell’olio

Era il 23 Marzo 2024 quando siamo andati a Venafro, al Parco regionale agricolo storico dell’olivo.
Io e Gisa siamo partiti di mattina presto per stare sul posto verso l’ora di pranzo dove avremmo incontrato Daniele.
Una leggera pioggia ci seguì per tutto il viaggio ed era piuttosto freddo per il periodo.
Ci fermammo all’Autogrill poco prima dello svincolo per San Vittore.
Due caffè macchiati e un fagotto al cioccolato.
Li pagammo cari.
Le nostre parole si condensavano nell’aria fredda.
L’ultima volta ero stato a Venafro con la mia famiglia, nel 1981, e facemmo un brutto incidente stradale.
Fortunatamente lo potemmo raccontare ma provavo lo stesso questa sorta di ansia, in sottofondo.
Come un leggero mal di testa.
Niente di grave ma stava lì.
Come una nuvola nera all’orizzonte.
Cosa ricordavo di Venafro?
Nulla, se non che fosse la terra dei miei nonni paterni.
Gisa guidava la Panda con mani sicure e ogni tanto mi guardava e sorrideva.
Forse aveva capito cosa portavo nello zaino, oltre ai colori e al taccuino.
Daniele ci attendeva in un bar molto colorato e rumoroso.
Baci, abbracci, altri caffè.
La pioggia sempre lì, sempre leggera.
Arrivammo al parco. Un luogo fuori dal tempo, bellissimo.
Silenzioso, puro.
Ulivi con la faccia di streghe antiche, l’erba già verde, le foglie croccanti sotto le scarpe.
Gisa e Daniele parlavano fitti fitti di olio extravergine di oliva, di amaro e piccante persistente.
Di abbinamenti a tavola.
Cose tecniche.
Cose da sommelier.
Io ero incantato dai muri a secco, dalle mura poligonali, dai resti di una chiesa antica, da un ricordo di un ponte romano.
Dalla storia che reclamava a gran voce tutta l’attenzione.

La giornata sarebbe continuata fino a sera, come sempre accade.

Il tempo non fa sconti e il parco era lì a ricordacelo.

Pubblicato il: 27 Maggio 2025

Condividi questa storia, scegli tu dove!