l’arte del muretto a secco

Muretti a secco
dove si abbarbica la gramigna.
Terrazze di Liguria
a strapiombo sul mare.
Terre coltivate a mani nude.
Sudore di uomo
inchinato sulle zolle.
Filari d’uva nera
si specchiano al sole
come rosari ancora da sgranare.
Il riflesso del mare ubriaca gli ulivi,
risplendono foglie di un eterno amore.
Fiori misericordiosi
nascono di sera
e all’alba muoiono.
Muretti dipinti di natura
dove l’erba sconfina
e le viole non aspettano primavera

(Poesia di Maria Rosa Oneto)

L’Arte del muretto a secco: Patrimonio Culturale immateriale dell’Unesco

Il Comitato per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, nel 2018 ha iscritto “l’arte dei muretti a secco” nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

L’iscrizione è comune a otto paesi europei – Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera.

L’UNESCO evidenzia che « l’arte dei muretti a secco » consiste nel costruire sistemando le pietre una sopra l’altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta. Queste conoscenze pratiche vengono conservate e tramandate nelle comunità rurali, in cui hanno radici profonde, e tra i professionisti del settore edile. Le strutture con muri a secco vengono usate come rifugi, per l’agricoltura o l’allevamento di bestiame, e testimoniano i metodi usati, dalla preistoria ai nostri giorni, per organizzare la vita e gli spazi lavorativi ottimizzando le risorse locali umane e naturali. Queste costruzioni dimostrano l’armoniosa relazione tra gli uomini e la natura e allo stesso tempo rivestono un ruolo vitale per prevenire le frane, le inondazioni e le valanghe, ma anche per combattere l’erosione del suolo e la desertificazione.

Nel nostro Paese questi muri sono divenuti dei simboli caratteristici di determinate zone, dal Salento alla Liguria, passando per il Lazio, sono un esempio di un’agricoltura eroica di primitiva architettura che si incastra bene col paesaggio naturalistico.

Le difficoltà per l’Olivicoltura

Un elemento critico per l’olivicoltura nelle aree terrazzate ( oltre alla scarsa possibilità di meccanizzazione, basse produzioni e oggettive difficoltà nel raggiungere gli appezzamenti) è il fattore umano.

La manodopera è quasi inesistente, l’età media è elevata perché i giovani tendono ad allontanarsi da questi ambienti che trovano improduttivi, la scarsa preparazione imprenditoriale porta una lontananza dai mercati e all’abbandono dei terreni.

L’Italia in Prima linea

Sono tantissime le iniziative volte a mappare, tutelare, ricostruire e valorizzare i terrazzamenti.

  • Il progetto “Mapter”, Mappatura delle aree terrazzate italiane, coordinato dall’Università di Padova,è il primo tentativo nazionale di quantificare e censire le aree terrazzate d’Italia, 170mila chilometri di sassi ( potrebbero arrivare a censirne almeno 300mila ettari considerando il 75% in stato di abbandono).
  • Scelte per il futuro” è il terzo incontro mondiale sui paesaggi terrazzati, si è tenuto tra Padova e Venezia, e in altre 10 sedi italiane, nel 2016, con 250 partecipanti da 20 Stati con la sfida di trovare nuove modalità di vita e di attività che facciano tesoro di queste risorse ereditate dal passato.
  • L’alleanza mondiale dei paesaggi terrazzati (Itla) afferma:
    Credere nel futuro delle terre terrazzate significa prendersi a cuore la loro vitalità, ossia credere nel significato contemporaneo delle loro qualità formali e simboliche, nel loro essere modelli esemplari di gestione integrata e sostenibile del territorio, nell’importanza di capacità e saperi custoditi nel tempo dalle genti di queste terre.
  • Il 25 giugno 2017, a Terragnolo (TN) in occasione del Festival “Sassi e non solo ” e il  concorso di costruzione di muri a secco l’Associazione Alleanza Mondiale per il Paesaggio Terrazzato – Sezione Italiana , è stato sottoscritto il documento preliminare per l’istituzione della Scuola italiana della pietra a secco intendendo con questo dare avvio all’iter di costituzione della Scuola Italiana della pietra a secco.
  • Per la prima volta in Italia, nel 2015 il Trentino ha riconosciuto con una delibera provinciale (la 858/2015) la qualificazione professionale di “Costruttore esperto nella realizzazione e nel recupero di muri a secco

Nel Lazio, gli oliveti terrazzati di Vallecorsa (FR), alle pendici dei Monti Ausoni, da un anno sono uno dei 12 siti riconosciuti dal “Registro nazionale dei paesaggi rurali storici”, istituito nel 2012. La presenza di questi terrazzamenti, infatti, è attestata fin dagli statuti del 1327. Ma il 15% di questo patrimonio è oggi in abbandono e, scrive il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali nella relazione allegata al Registro, “l’abbandono della coltivazione costituisce la più forte minaccia alla conservazione dell’integrità del paesaggio dei terrazzamenti”.

La cooperativa agricola La Carboncella, dal 2013 recupera l’olivicoltura e gestisce 20 ettari di uliveti.

In quattro anni abbiamo rimesso in produzione 5mila piante, dando lavoro a otto persone”, racconta l’agronomo Ernesto Migliori. In questa zona dove si trovano 600 ettari di terrazze, il 95% degli ulivi si adagia sui muretti in pietra a secco, chiamati “macìeri”. “Crediamo che questo paesaggio rurale sia una componente essenziale dell’identità culturale di Vallecorsa” e per valorizzarlo sono riusciti a fare rete con l’albo degli agronomi di Frosinone, la facoltà di architettura dell’Università Roma Tre e quella di economia dell’Università di Cassino, per chiedere il riconoscimento Fao nell’ambito del programma Giahs (“Globally important agricultural heritage systems”).

Intervista a Ernesto Migliori

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