Sicilia

La Sicilia è tra le regioni olearie più importanti al mondo per quanto attiene la qualità e la varietà della sua produzione, potendo contare su una grande ricchezza del patrimonio genetico autoctono, sulla prevalenza di aziende di produzione e trasformazione a carattere “non industriale”, su condizioni pedoclimatiche favorevoli, sulla rilevanza della produzione DOP e da olivicoltura biologica, nonché su un’elevata percentuale di oli ad alto contenuto nutrizionale e nutraceutico.

Storia

La Sicilia ricopre un’importanza primaria nella coltura olivicola sin dall’antichità. La tradizione vuole che a insegnare questa pratica al popolo dei Siculi furono Dei e Ninfe. In realtà la coltivazione dell’olivo fu introdotta nell’isola dai Fenici navigatori e non si è mai interrotta fino ai giorni nostri, dove rimane una delle regioni più vocate, non solo d’Italia.

Dati Tecnici

Vi si coltivano ad ulivi 161.490 ettari e per la campagna 2022/2023 la produzione si dovrebbe attestare sulle 31.873 tonnellate (la produzione media delle ultime quattro campagne è pari a 35.917 tonnellate), anche grazie all’attività svolta dai 594 frantoi presenti sul suolo regionale. La Sicilia produce il 13,94% dell’intero comparto italiano. L’olio siciliano proviene prevalentemente da otto cultivar: Biancolilla, Cerasuola, Moresca, Nocellara del Belice, Nocellara Etnea, Ogliarola Messinese, Santagatese e Tonda Iblea. A queste si aggiungono una ventina di cultivar con minore diffusione, tra le quali: Brandofino, Calatina, Crastu, Giarraffa, Minuta, Nocellara Messinese, Piricuddara e Verdello. Le aree di produzione a Denominazione d’Origine Protetta sono sei: DOP Monti Iblei, che annovera ben otto sottozone :“Calatino”, “Frigintini”, “Gulfi”, “Monte Lauro”, “Trigona-Pancali”, “Val d’Anapo”, “Val Tellaro”, “Valle dell’Irmino”; DOP Valli Trapanesi; DOP Val di Mazara; DOP Monte Etna, con le sottodominazioni “Monte Etnea” e “Valle dell’Alto Alcantara”; DOP Valle del Belice; DOP Valdemone. La produzione olearia da agricoltura biologica è un’importante realtà nella regione. Ciò è da attribuire principalmente alle favorevoli condizioni climatiche in cui si sviluppa la coltura.

Fonti

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