Toscana

L’olivicoltura e la produzione dell’olio extravergine di oliva, come per il vino, rivestono in Toscana una significativa valenza non solo economica, ma anche ambientale, paesaggistica, sociale e turistica.
La presenza delle piante di olivo caratterizza il paesaggio della collina toscana, armoniosamente modellato dall’uomo nel corso dei secoli. Importante è la funzione sociale svolta dalla coltivazione dell’olivo, che interessa non solo le aziende agricole professionali, ma anche molti agricoltori a tempo parziale, concorrendo ad assicurare la presenza dell’uomo in campagna. Da ricordare lo stretto legame con la cucina tradizionale, di cui l’olio di oliva è ingrediente fondamentale.
Il ruolo dell’olivicoltura toscana deve però essere visto anche in relazione all’integrazione con gli altri settori dell’economia regionale, in particolare con il turismo, l’artigianato, il commercio di prodotti tipici. Anche in virtù di queste sinergie, l’olivicoltura svolge una funzione strategica e trainante in molte aree.

Storia

Nonostante l’altissima notorietà e qualità dell’olio toscano, conosciuto in tutto il mondo, la coltivazione dell’olivo ha origini tutto sommato “recenti”. Infatti le prime testimonianze di piantagioni organizzate sul territorio risalgono al tardo Medioevo. Furono poi i Medici a dare l’impulso decisivo a tale coltura che, nel secoli, si è espansa su tutto il territorio facendone, ai giorni nostri, un vero e proprio marchio di fabbrica del made in Italy.

Dati Tecnici

Più di 91.311 ettari olivetati sul territorio, oltre 17,4 milioni di piante, 36.762 aziende attive nel settore, 392 frantoi, 17.759 tonnellate di olio stimate per la campagna 2022-2023 (con un incremento del 63% rispetto alla campagna precedente.), sono i numeri di questo pregiato comparto dell’economia locale. Il patrimonio olivicolo è composto, nella quasi totalità, dalle varietà Frantoio, Moraiolo, Leccino, Maurino, Pendolino e Olivastra Seggianese, con alcune varietà minori. Un patrimonio genetico vastissimo, selezionato e riprodotto nel tempo, quest’ultimo, che va a caratterizzare, insieme alla secolare esperienza dell’uomo, l’olio toscano. La coltivazione dell’olivo è tradizionalmente condotta con metodi di tipo estensivo, con limitato impiego di fertilizzanti e fitofarmaci, e negli ultimi tempi con un crescente sviluppo del metodo di produzione biologico. I frantoi sono distribuiti su tutto il territorio regionale e consentono una tempestiva lavorazione delle olive in un lasso temporale sempre più breve, con esiti positivi sulla qualità dell’olio. Grazie all’indiscussa qualità dell’olio, la regione vanta una IGP – Olio Extra-Vergine di Oliva Toscano – e quattro DOP – Chianti Classico, Terre di Siena, Lucca e Seggiano. Negli ultimi anni si è affermata una forte sensibilità per il rinnovamento tecnologico, volto al miglioramento dei processi di lavorazione e alla produzione di oli extravergini di oliva di “alta qualità”. Cresce inoltre l’attenzione verso la produzione di oli ad alto contenuto di polifenoli, in un’ottica proiettata sugli aspetti salutistici e nutrizionali. L’analisi dello scenario regionale non può tuttavia limitarsi a considerare gli aspetti economici. A trarre beneficio dagli oliveti spesso impervi, e dunque inidonei alla raccolta meccanizzata, è la tutela ambientale, sebbene a fronte di maggiori costi di produzione.

Fonti

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