Sardegna

Il percorso evolutivo cominciato molto tempo fa ha fatto sì che oggi l’olivicoltura sarda, a tutti i livelli, si presenti in condizioni di eccellenza. Un formidabile lavoro di ricerca ed assistenza tecnica con personale capace e motivato e con operatori recettivi rende la regione una delle aree più vocate dell’olivicoltura nazionale

Storia

Risale all’epoca fenicia la prima testimonianza della coltura olivicola in Sardegna. Diversi sono i reperti tra i quali c’è il rinvenimento di numerose anfore olearie. Dopo l’interruzione avvenuta durante la dominazione di Cartagine (i terreni furono convertiti a cereali), la produzione dell’olio di oliva ebbe nuova linfa con la dominazione romana per raggiungere il massimo splendore durante il ‘600, anche grazie alla dominazione spagnola. Diverse sono, infatti, le cultivar iberiche presenti ancora oggi sull’isola.

Dati Tecnici

La DOP Sardegna, comprende tutto il territorio regionale; molte sono le produzioni fortemente legate alle varietà autoctone, fra cui ricordiamo la Bosana, la Nera di Gonnos, Nera di Villacidro, Pizz’e Carroga, Nera di Oliena, Semidana, Tonda di Cagliari. Gli oli sardi hanno caratteristiche di grande complessità e normalmente si presentano con note di fruttato erbaceo/carciofo. La superficie olivetata regionale raggiunge i 40.183 ettari con la presenza di 113 frantoi. Sulla base delle dichiarazioni dei frantoi la campagna 2022/2023, la produzione è pari a 7.124 tonnellate con un incremento del 97% rispetto alla campagna precedente. Le aziende coinvolte sul territorio sono 20.382 per il 2,96% della produzione nazionale di olio extravergine di oliva.

Fonti

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