Marche

Eredi di una tradizione millenaria, i produttori marchigiani hanno accolto con spirito di collaborazione le tante iniziative implementate da qualificati tecnici ed esperti agronomi, volte al miglioramento qualitativo.
Storia
Le prime testimonianze della coltivazione dell’olivo nelle Marche risalgono al Medioevo, coltura intrapresa all’epoca dall’ordine monastico. Il sistema adottato era quello della mezzadria che consisteva nell’ottenere una parte di olio (da parte dei monaci) in cambio della lavorazione dei terreni dei contadini del luogo. Durante questo periodo l’olio d’oliva marchigiano era tenuto in grande considerazione per la sua elevata qualità.
Dati Tecnici
Nei 9.551 ettari di superficie olivetata (0,82% totale nazionale), distribuita su tutto il territorio regionale – con prevalenza produttiva nelle province di Ascoli Piceno e Macerata – si ottengono produzioni olearie di altissimo pregio e valore. Una su tutte la Dop Cartoceto (omonima zona in provincia di Pesaro-Urbino), a tutela di una tradizione ampiamente documentata fin dal Cinquecento. Attualmente, inoltre, ha concluso l’iter e risulta attuata l’Igp Marche. In totale la produzione regionale per la campagna 2022/2023 è pari a 3.243 tonnellate, coinvolgendo attivamente 154 frantoi (la produzione media delle ultime quattro campagne è pari a 3.551 tonnellate) con una flessione dell’11,92% rispetto all’annata precedente.
Dalle varietà tipiche, Piantone di Mogliano, Raggia, Carboncella, Rosciola, Leccio del Corno, Piantone di Falerone, si ottengono oli dal fruttato anche intenso, con note di mandorla verde e apprezzabili livelli di amaro e piccante.

Fonti
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