L’Olivo nel resto del mondo

L’areale di diffusione naturale dell’olivo percorre gran parte delle regioni costiere di quello che i Romani chiamavano il Mare Nostrum.

Varca lo Stretto di Gibilterra solo in tempi recenti e approda in zone, con particolari condizioni ambientali, che si identificano tra il 30° e il 45° parallelo, sia dell’emisfero nord che sud, mettendo solide radici grazie all’importanza che l’olio extravergine di oliva ha assunto nell’alimentazione.

L’Europa, con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ha il primato per quantità e qualità di Olio extra vergine di Oliva prodotto, segue il Nord Africa da sempre vocata all’Olivicoltura e con le stesse condizioni climatiche.
La Tunisia è tra i principali produttori al mondo e costituisce una realtà importante, soprattutto per l’esportazione.
Il Marocco si distingue per potenzialità qualitative e per la politica governativa che scommette sul comparto olivicolo e sullo studio delle cultivar autoctone.
L’Algeria segnala una piccola crescita ma la strada verso il mercato internazionale è in salita.
L’Egitto e la Libia non hanno numeri produttivi di grande rilievo.

Il Sud Africa spicca per la qualità degli oli extravergini prodotti pur non avendo l’Olivo tra le loro colture storiche
L’Etiopia e la Namibia potrebbero diventare terre Olivicole, lo studio per sviluppare questa potenzialità è in corso.

In Asia spiccano la Siria, pur non avendo un supporto tecnologico, e la Turchia, per un’importante crescita di settore. Giordania, Palestina, Libano, Israele, sempre nel continente Asiatico, hanno piccole produzioni fortemente radicate nel territorio, in queste terre l’olivicoltura ha una funzione importante nella società.
In Arabia Saudita, Armenia, Azerbaigian, Iraq, Iran e Yemen come in Pakistan, Afghanistan per arrivare in India, Cina e Giappone, l’olivicoltura costituisce una scommessa per il futuro.

Nel resto del Mondo l’Olivicoltura ha una storia recentissima, come già detto, ma interessante e di grandi potenzialità.

Emerge l’Australia in Oceania, con tecnologia e qualità, ma anche la Nuova Zelanda registra una crescita rilevante.

In America si fa olio negli Stati Uniti e in Messico, anche se i quantitativi maggiori provengono dall’Argentina e il Cile.
Fanno capolino anche Uruguay e Perù, con un inizio d’imbottigliamento e buoni progetti.
Chiude il Brasile con la missione di diventare un paese produttore per far fronte alla grande richiesta interna di prodotto oleario e diminuire l’importazione.

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